Quaderni del Seminario I testi sono riprodotti per gentile concessione delle Edizioni Ets di Pisa in coedizione con le Edizioni Slatkine di Ginevra

L’utile, il bello, il vero

Il dibattito francese sulla funzione della letteratura tra Otto e Novecento

Per ben tre volte, nelle lettere francesi, s’incontrano scritti dal titolo: Qu’est-ce que la littérature? Vi si cimenta prima Lamartine, poi scrive un saggio con quel titolo Charles Du Bos, infine Sartre pubblica sull’argomento, nel 1947, il suo contributo più celebre.

Né queste sono le sole testimonianze di un interesse degli intellettuali francesi per il loro statuto di scrittori, per una riflessione sul senso del loro mestiere, sulla destinazione e la funzione delle loro opere: dai filosofi dei Lumi agli idéologues , da Mme de Staël a Victor Hugo, dai parnassiani ai simbolisti, da Zola a Benda a Nizan, per poi giungere agli autori di “Tel Quel” ed ai nostri contemporanei, il dibattito sulla funzione delle lettere ha sempre accompagnato la scrittura e la creazione come momento parallelo, come distaccata oggettivazione e presa di coscienza di sé e del senso (o non-senso) di una produzione creativa dalle complesse e spesso oscure motivazioni.

Questo non vuol dire, ovviamente, che solo in Francia si riscontrino testimonianze del genere: in Italia, il trattato alfieriano Del Principe e delle Lettere è il primo a mettere in crisi il tradizionale mecenatismo e a porre il problema del rapporto tra scrittore e potere in termini nuovi, in Germania La missione del dotto di Fichte contribuisce ad un’analisi approfondita del problema del posto dell’intellettuale nella società, e tanti altri esempi potrebbero ancora citarsi. Tuttavia la riflessione francese è stata di certo quella che maggiormente, in Europa, per lo meno tra Otto- e Novecento, ha condizionato gli sviluppi del tema, quella che ha costituito un più costante ed efficace punto di riferimento: ne è una riprova, tra le altre, la fortuna europea di termini come engagé, engagement, intesi a definire l’impegno dello scrittore nei confronti della realtà e della collettività.

Tale impegno, ben inteso, ha assunto nel corso dei decenni mille forme diverse, perché impegno è il contributo alla “perfettibilità”, al miglioramento delle condizioni oggettive di esistenza degli uomini ma lo stesso termine può anche riferirsi all’estraniarsi da quella realtà che lo stesso Sartre, il maggior teorico dell’ engagement, chiamava pratico-inerte e al richiamo, soprattutto attraverso il linguaggio della poesia, ai valori incontaminati e assoluti, che non si oppongono al reale ma intendono, se mai, investirlo di metafisica luce. Così, la “funzione” di cui prima si parlava può definirsi, fin dall’epoca del tournant des Lumières e poi dalla prima stagione romantica, come utile contributo a un migliore assetto dell’umana convivenza, come specchio della società (Stendhal) ma anche come ritiro contemplativo in vista di un recupero e di una riproposta delle elette verità e dei valori “sacri” di cui prima si parlava, oppure ancora come trasferimento di quel culto dei princìpi a una Bellezza proposta non in termini ornamentali ma come unica, libera, sublime verità.

Allo studio di tale concitato e tormentato orizzonte sono dedicati, nel presente volume, i saggi che indagano nel poco esplorato terreno del dibattito, così a lungo perseguito, sulla libertà di stampa, o in quello delle prefazioni ai testi, in cui così spesso è racchiusa la riflessione degli autori sul senso della loro opera, o nell’àmbito della stampa periodica, dai giornali romantici a “Tel Quel”, così indicativo del procedere di una presa di coscienza in certo senso combattuta e quotidiana, o ancora nel terreno del rapporto tra letteratura dotta e letteratura popolare, con i temi connessi del rapporto col pubblico, col mondo editoriale e col mercato.

Naturalmente, dopo il Parnasse e le sue proposte auto-referenziali queste alternative entreranno in crisi, l’idea di una funzione affidata al fattivo impegno perdurerà (si pensi a Zola, o ancora a Sartre, o al più recente dibattito sul rapporto tra letteratura e politica, o in termini inversi alle proposte provocatorie di un Bourget), ma subentreranno altri modi di riflessione, l’idea stessa di una scrittura puramente letteraria verrà contestata, la letteratura da Baudelaire ai surrealisti negherà se stessa e la tensione creativa sarà associata ad altre componenti della psiche umana, sotterranee ed oscure, infernali e distruttive, o all’assurdo del vivere, oppure verrà emancipata dalla prassi e da ogni mistificazione ideologica e assumerà un carattere (cfr. autori come Bataille, Blanchot, Leiris) trasgressivo, eversivo, oppure “neutro” e improduttivo, oppure ancora significherà insieme esaltazione e distruzione dell’essere, dissimulazione dell’autentico.

Tuttavia anche in queste forme rovesciate e demolitrici perdurerà a nostro parere, per vie traverse, l’idea di quella “consacrazione” dello scrittore apparentemente riservata soltanto (è quanto si desume dal noto libro di Bénichou) alla stagione dell’entusiasmo romantico: si pensi alla posizione di un Benda, studiata in queste pagine sulla linea di un utile confronto con la posizione crociana, oppure a quegli autori che affidano agli scrittori, in esilio dal mondo, la ricerca di immagini e soluzioni espressive di alta ed intensa significazione (Mallarmé), o all’apertura orfica sul mistero (Apollinaire), o alla scoperta proustiana di quel mondo della memoria su cui a lungo si soffermerà (lo dimostra uno dei saggi qui raccolti) la critica letteraria del Novecento, o all’idea dell’invenzione letteraria (Ionesco) come via al “meraviglioso”. Un filone a parte sarà costituito da quegli autori o da quei testi che affideranno ai letterati un compito squisitamente comunicativo ed espressivo, si tratti di una difesa del patrimonio linguistico (si pensi all’abbé Grégoire) o delle più recenti prospettive, solo apparentemente riduttive, che affidano la funzione delle lettere alla strenua fattura, all’impegno sul terreno del linguaggio, della scrittura, della costruzione del testo (e sarà significativo, in proposito, il labor limae di un poeta come Ponge).

In ogni caso, la presente raccolta di saggi intende appunto far luce sulla varietà degli orientamenti e sulle molteplici forme che la riflessione francese sul nostro tema ha assunto nel corso di due secoli: emerge, dai risultati dell’inchiesta, la vanità dell’alternativa, usuale, sommaria e ideologicamente connotata, che si riassume nel binomio impegno/disimpegno. Ben al di là di tale semplicistica alternativa, lo studio di un materiale documentario che affolla con dovizia insospettata due secoli di riflessioni e di dibattiti aiuta ad abbandonare ogni schematismo ed a scoprire un orizzonte vastissimo, vario, mutevole e dalle mille sfumature.

La natura disparata degli orientamenti e degli interessi degli studiosi che hanno collaborato alla raccolta ha impedito, ovviamente, che il quadro tracciato risultasse da un lato del tutto esauriente e dall’altro del tutto privo non certo di ripetizioni ma per lo meno di duplicità su argomenti se non identici, assai vicini: si noterà così da una parte la presenza di due saggi su Mallarmé o su Proust (il che giova per altro al confronto delle diverse prospettive), dal-l’altra l’assenza di autori come Balzac o come Rimbaud (sui quali per altro nella collana del Seminario di Filologia Francese sono già apparsi contributi di rilievo).

Risultato di un progetto di ricerca elaborato nel quadro dell’attività del Seminario allora presieduto da Arnaldo Pizzorusso, il volume mette insieme i contributi critici e di ricerca elaborati da studiosi e specialisti di letteratura francese di dieci Università italiane: Torino, Pavia, Padova, Pisa, Firenze, Roma-“ La Sapienza”, Roma Tre, Napoli “Orientale”, Cagliari, Palermo. Une menzione particolare merita il contributo di Sandra Teroni, dell’Università di Cagliari, che qui appare in forma ridotta poiché, data la sua mole, vede integralmente la luce a parte, in altra sede. Un ringraziamento particolare a Jacqueline Risset che per prima propose una ricerca inter-universitaria sul nostro tema nel quadro dell’attività del Seminario, e a Gloria Borghini, della ETS, che ha così fattivamente contribuito alla riuscita dell’impresa. L.S.

Sommario

  1. “Élevation” funzione delle Lettere e libertà di stampa tra Rivoluzione e Restaurazione (Lionello Sozzi)
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  2. L’Abbé Gregoire e la questione della lingua (Tiziana Goruppi)
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  3. Dal funzionale all’inutile. Il discorso letterario nelle prefazioni del primo Ottocento (Anna Maria Scaiola)
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  4. Politica e Letteratura tra il 1819 e il 1821- “Le conservateur littéraire” e il “Lycée français” (Valeria Sperti)
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  5. La funzione della letteratura popolare in Lamartine- appunti sulla “Préface” a “Geneviève” (Valerio Magrelli)
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  6. Choix et parti pris d’un chroniqueur Stendhal à l’oeuvre dans la presse anglaise (Hélène de Jacquelot)
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  7. Il Parnasse, nazionalismo delle forme (Alessandra Marangoni)
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  8. La funzione della letteratura ne “Les fleurs du mal” (Mario Richter)
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  9. Théophile Gautier, (Baudelaire) e la concezione antirealista (Maria Emanuela Raffi)
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  10. 10. Figure de l’écrivain dans “Le Rêve” d’Emile Zola: Angélique contre Docteur Pascal (Silvia Disegni)
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  11. Il caso Bourget (Pier Antonio Borgheggiani)
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  12. La finestra invalicabile (Valeria Ramaciotti)
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  13. L’essenza e l’arabesco. La letteratura secondo Mallarmé (Luca Bevilacqua)
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  14. “Le règne d’Orphée commence”- creazione e modernità nella poesia di Apollinaire (Mario Dario)
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  15. La funzione della letteratura nella Recherche di Proust e la sua fortuna nel novecento francese (Giorgetto Giorgi)
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  16. Proust, lo snobismo e la posterità (Alessandra Pecchioli Temperani)
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  17. Poésie et Révolution- l’expérience surréaliste (Annie Oliver)
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  18. Julien Benda, Bendetto Croce e la funzione dell’intellettuale (Paola Sosso)
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  19. Difesa della cultura e problematico incontro fra culture: il Congrès international des écrivains pour la défense de la culture, Parigi 1935 (Sandra Teroni)
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  20. Da Bataille a «Tel Quel ». Funzione non subordinata ed effetti specifici della «Letteratura» (Gianfranco Rubino)
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  21. “L’émerveillement heureux” Il pensiero estetico di M. Leiris. (AnnaMaria Tango)
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