
Questo libro percorre la storia di una metafora, l’occhio dell’anima, attraverso la quale si concepisce un organo della conoscenza nettamente separato dalla sensazione. A partire da Platone, che l’ha inaugurata, questa metafora segna la distinzione radicale tra le facoltà intellettive e lo sguardo sensibile, ma paradossalmente riunisce in un’unica immagine le due opposte percezioni: quella dell’intelletto e quella dell’occhio.
Come se la conoscenza potesse esprimersi solo confrontandola con ciò che le si oppone. Nel corso dei secoli le metafore ottiche della conoscenza hanno conosciuto une lunga evoluzione: estetizzate da Plotino, cristianizzate da sant’Agostino o da Marsilio Ficino, sono state riprese dai romantici, filosofi, poeti, romanzieri, che le hanno nutrite di nuovi contenuti, trasformandole in problematici crocevia, dove si intersecano le vecchie esigenze del platonismo, le nuove prospettive del criticismo, i dubbi del materialismo, la concezione emergente della psiche moderna.
Nelle opere di autori diversi come Schelling, Joubert, Coleridge, Hugo o Balzac, il ritorno a Platone coincide con la rottura romantica e dà vita a immagini in cui si mescolano e confondono i destini della logica e dell’analogia.